La pagina del Presidente


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Mi sento in dovere di spendere due parole in questa pagina del presidente, per far capire, a tutti coloro che non hanno avuto la fortuna di conoscere, chi fosse il caro Pierino Narsi, poiché lui come tanti altri è stata l’incarnazione dell’essere educatore nella nostra società,. visto che proprio durante la settimana dell'educazione Pierino ci ha lasciati. Lui nella Freccia Azzurra è stato allenatore, dirigente ha fatto anche il presidente, ma la sua presenza era per tutti, non solo per i ragazzi della squadra che in quel momento si trovava a gestire. Lui conosceva tutti i ragazzi da quelli della prima squadra a quelli più piccoli e li trattava tutti allo stesso modo. Tante volte pensiamo che l’educatore sia una figura simile al maestro, seduto alla cattedra che indottrina gli studenti, invece l’educatore non è solo una figura statica, non è solo colui che insegna a parole come ci si deve comportare. L’educatore non utilizza solamente la voce per comunicare, ma anche i gesti, i comportamenti, l’attenzione rivolta ai più piccoli. Di recente sono stato ad una conferenza presso il Novara Calcio in cui il relatore (Don Franco pedagogista della società) diceva una cosa importantissima: chi allena o fa il dirigente, ma anche solo l’accompagnatore, non può non essere un educatore neanche se volesse. Immaginatevi un allenatore che dica: “Io voglio solo allenare, non mi interessa educare. Non voglio essere educatore.” Quell’allenatore non ha capito nulla! Solo per il fatto che comunica con i ragazzi lui sta già educando. Così anche noi, tutti noi, solo per il fatto che stiamo con i ragazzi li stiamo educando; loro ci guardano, ci osservano e quando meno ce lo aspettiamo ci rinfacciano comportamenti, frasi e atteggiamenti dicendoci “Ma tu hai detto/fatto così quella volta.” Per questo motivo mi piace ricordare il Pierino come un ottimo educatore, perché aveva qualcosa da dire a tutti i ragazzi che gli passavano affianco e quello che diceva era sempre qualcosa di diverso l’uno dall’altro. Difficilmente faceva la stessa battuta a due ragazzi, ma ognuno aveva la sua e si sentiva unico, speciale anche se inserito in un gruppo. Questo è il grande insegnamento che ci lasciato il nostro Pierino: la capacità di considerare tutti importanti oltre le capacità tecniche. E poi lui era sempre lì, davanti agli spogliatoi, lui era l’accoglienza in persona. Quando entrava qualcuno di nuovo chiedeva “Come ti chiami? Quanti anni hai?” Ed ottenuto le informazioni andava a chiamare chi di dovere per indirizzare il ragazzo, non senza prima aver ceduto una golia di cui aveva sempre le tasche piene. Perciò chiedo sempre ai nostri allenatori, dirigenti ma anche ai genitori di prendere sempre più coscienza del nostro ruolo di educatori anche verso i figli degli altri. Pensate a quando si va in trasferta in cui capita di portare sulla propria autovettura altri ragazzi: nel periodo del tragitto quello che diciamo e che facciamo è sotto la stretta osservazione dei ragazzi e in quel momento, anche in quella mezz’ora di tragitto che ci porta al campo o in palestra, noi li stiamo educando. Per non parlare poi quando siamo a bordo campo o sulle tribune della palestra! Per questo il ricordo di Pierino è vivo, mai una parola fuori posto, mai un gesto sconsiderato e poi quell’amore per il calcio, quello di un tempo, quello del grande Torino glielo leggevi negli occhi. Ci mancherà Pierino, anzi ci era già mancato, ma ci ha lasciato un grandissimo insegnamento: mettersi a disposizione di tutti i ragazzi in una maniera unica che li faccia sentire unici e importanti. Speriamo di riuscire a trasmettere tutto questo alle generazioni future come ha fatto lui che di generazioni ne ha viste passare veramente tante.

 

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